E' appena uscita in tutte le librerie per i supercoralli di Einaudi l'antologia intitolata Questo terribile intricato mondo - racconti politici. Il titolo prende il nome da una famosa frase di Enrico Berlinguer. Nell'antologia, insieme al mio contributo, ci sono quelli di Asor Rosa, Celestini, Fois, Pascale, Vassalli, Loy, Siti, Affinati, Bartezzaghi e De Silva.
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Segni di vita intelligente
Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado.
Paolo Carboni è un regista. Fa film corti perché ancora non gli danno i soldi per farne di lunghi, ma questi film corti li fa così bene che è meglio guardarne uno corto suo piuttosto che uno lungo di altri. L'ultimo si intitola Circolare Notturna, è ambientato a Cagliari ed è un documentario girato con rara perizia, che mette insieme cinque storie vere di cinque lavoratori "abusivi" in altrettanti ambiti professionali: un tassista, un PR, un pescatore della laguna di Santa Gilla, un rigattiere che fruga i cassonetti di notte alla ricerca di scarti da rivendere, e un jazzista. Dopo che l'ho visto ho pianto per venti minuti, eppure nessuno dei protagonisti si piange addosso. Sette primi premi vinti con merito, il miglior film sul lavoro che ho visto.
Benedetto XVI è preoccupato per l’aumento delle forme di lavoro precario, e lo ha dichiarato all’Angelus la scorsa domenica. Non mi scandalizza tanto il fatto che a preoccupare il papa sia l’aumento e non l’esistenza del lavoro precario, come se ci fosse una soglia numerica del precariato sotto la quale il fenomeno non debba preoccupare. Mi interroga piuttosto il tempismo del turbamento pontificale sul tema, perché sarà anche giusto che la Chiesa cammini nella storia con i piedi di piombo, ma qualcuno dei cardinali consiglieri avrebbe pur dovuto dire a Sua Santità che questo impiccio del precariato va avanti da sei anni buoni, almeno per non rischiare di fargli fare la figura di quello che saluta il nuovo anno con un profetico sguardo al passato. Sei anni di precarietà legittimata, tanti ne sono quasi passati dall’approvazione della legge 30, furbescamente battezzata legge Biagi sperando che beneficiasse per estensione della stessa indulgenza che talvolta si accorda ai defunti. Sei anni di contratti a singhiozzo in nome della flessibilità, sei anni in cui il silenzio delle gerarchie ecclesiali sul tema ha rimbombato tanto più sonoramente quanto numerosi si susseguivano gli interventi sulle altre questioni, quelle cosiddette non negoziabili: la vita ad ogni costo, la famiglia ad ogni costo, l’eterosessualità ad ogni costo e più generalmente tutti i valori a ogni costo della morale cattolicamente intesa.
c’è un vizio di forma in quello che dici, vizio che è tanto più grave perché genera un’ambiguità insanabile. Ambiguità che risulta chiaramente dal tono delle repliche alle tue affermazioni contenute nel tuo blog. Se ci fai caso, un po’ per la tendenza di queste piazze informatiche a non contraddire mai il padrone di casa, un po’ per l’indiscutibile bravura con cui ti muovi in questo elemento naturale, nessuno ti dà torto anche quando, nei fatti, non la pensa come te. Elimino dal novero tutti quelli, e ce ne sono, che se tu scrivessi che gli asini volano, correrebbero alla finestra a guardare il cielo. Ce lo siamo detti molte volte “de visu”: sull’argomento Soru non ho mai concordato sulla tua tendenza a confondere i piani, prova a far caso a quante volte hai dovuto chiarire su questa agorà informatica che il tuo punto di vista reale è che votare Soru non solo non è un ripiego, ma addirittura un vantaggio per la Sardegna. Ti dice niente questa necessità? Tu sei piuttosto efficace e attenta per quanto riguarda le questioni comunicazione, ma, in questo caso, continui ad oscillare tra il “sì” e il “ma”, che è esattamente il nucleo di qualunque empasse comunicativo. Alla fine della lettura dei commenti contenuti dentro al tuo blog ho creduto di capire tre cose: che esiste un fan club Michela Murgia; che voterai Soru nonostante ritenga inopportuno per un imprenditore candidarsi come Presidente di una Regione; che ritieni Soru una forma “ingoiabile” di Berlusconi. Ma, volendo, potevo capire anche che Soru è troppo compromesso per farcela; che sarebbe eleggibile se francescanamente rinunciasse a tutto; che avere relazioni è vietato al politico.
Rispondo alla provocazione che Gianmarco Cubeddu mi ha fatto pubblicamente, ma che diversi amici in queste settimane mi hanno rivolto anche in discussioni private. Credo sia una domanda centrale per chi voglia pensare politicamente la condizione in cui ci troviamo oggi. Gianmarco, parlando di Soru in un lungo commento che è possibile leggere qui, dice: "Rifiuto però l'idea che chi viene dal mondo dell'impresa non possa fare politica, come se fossero i soli portatori di interessi."
Salto a piè pari il fatto che la questione abbia preso le mosse dal caso Soru: Gianmarco non mi deve convincere che Renato Soru sia stato un buon presidente. Mi piace, l'ho votato e - ringraziando la possibilità del voto disgiunto in Sardegna - mi auguro che lui come persona venga rivotato per altri cinque anni; non facciamone un fatto personale su Soru, perché il punto sono, come giustamente rileva il commento, le regole e il modello che ci vogliamo dare quando parliamo di persone che ci rappresentano.
Un uomo ricco può governare? Ecco il domandone. Non importa quanto sia onesto, quanto sia specchiata la sua moralità, quanto sia animato dalle migliori intenzioni. Un uomo ricco può governare? A bruciapelo uno direbbe: perché no. Ciascuno di noi conosce probabilmente diverse persone a cui l'avere i soldi non impedisce di essere fior di galantuomini. Ma se si esula dai casi personali per entrare nella linea di principio, le cose assumono decisamente un'altra prospettiva.
Ho concluso con l'INAIL una collaborazione narrativa sul tema del lavoro, scegliendo di raccontare la storia vera di un dirigente di una famosa banca italiana, che nonostante i risultati professionali viene mobbizzato perché gay e sieropositivo. Il racconto uscirà a brevissimo in una antologia insieme a quelli di altri scrittori. Nel frattempo è possibile leggerlo in anteprima qui.
Incredibile dictu, compaio nella edizione 2009 di tal Catalogo dei viventi, una sorta di who's who italiano dove il mio nome figura insieme a gente del calibro di Totò Riina, Rosa Bazzi e Olindo Romano. E mia mamma che diceva che non avrei fatto strada nella vita! Sarà merito del fatto che anche io ho fatto un calendario quest'anno: è quello del Museo delle Maschere Mediterranee di Mamojada, che per il 2009 ha scelto una mia frase per il mese di novembre.